Caos lento

Mi muovo lenta.
Accanto mi sfrecciano i pensieri. Li osservo, ma vedo solo una macchia grigia.
Una tavolozza di colori imbrattata da una caduta.
Non ci sono. Mi ascolto. Mi guardo. Sottile, leggera, trasparente.
Mi costringo ad afferrare parole. Ma la lingua resta ferma. Accenna un movimento, per spazzare in gola l’ansiosa saliva.

Continua a leggere

Navigazione a vista

Finita la prima settimana di rodaggio. Oltrepassati i duecento metri consentiti nelle ultime settimane, è stata per me l’occasione per riaccendere il navigatore sulla realtà.

La città, ancora rallentata, mi è sembrata già cambiata. Tra saracinesche ancora chiuse e locali con sedie rigirate, appaiono anche i cartelli di messa in vendita.
Si vive nel limbo, a metà tra mascherine indossate e mascherine sparite dai volti, e tra ‘lo posso fare’ e ‘lo voglio fare’.

Continua a leggere

Nuova fase

Cosa salvare di questi 56 giorni di quarantena? Me lo chiedo da qualche giorno.
La capacità di ascolto, forse.
Del silenzio che arriva dalle strade. Quella verso gli altri, che al telefono o in videochat dobbiamo ascoltare. Le parole sono diventate indispensabili, facendo a meno della vicinanza fisica.
La necessità di aspettare, di rinunciare alla fretta. Di ristabilire le priorità. Forse anche questo.

Continua a leggere

Primo maggio e lockdown

Esco in balcone per respirare il Primo maggio. Perché serve una boccata d’aria. Ma il vento che tira è freddino, ci vuole un sostegno.
L’ho trovato, buono e prodotto in Sicilia.

Buon Primo maggio di impegno.
Ora più che mai, ogni giorno.

Foto: Anna Giuffrida

Una sera qualunque di quarantena

Mi sono abituata al silenzio delle strade, che piomba tra le case già dalle sette di sera. E alle finestre che, aperte, vociano un po’ durante il giorno e poi restano illuminate fino a tarda notte.
Si rallenta, ovunque.
Ed io non vorrei più rinunciare al passaggio calmo delle auto, senza clacson. Ai dialoghi meno urlati e più ponderati. E alle più deboli maschere che nascondono le mascherine.

Continua a leggere

#DiPadreInFiglia

I padri sono specchi. Specchi su cui i figli si osservano, e attraverso quei padri che ne costruiscono l’immagine i figli imparano a capire chi sono. Imparano ad essere Uomini e Donne. Sono specchi trasparenti sulla cui immagine riflessa si fotografera’ la vita futura dei figli. Specchi a volte opachi di dolore, con impronte mai ripulite del tutto, che forse rifletteranno ombre su volto e anima dei figli.

Continua a leggere